1 - Quando ho deciso di venire questa domenica al Piccolo Cottolengo non sapevo bene cosa avrei trovato, non sarebbe stato facile di sicuro
So benissimo che ci sono persone che hanno problemi, ma una cosa è sapere che queste persone esistono, un conto è vederle, toccare con mano la loro sofferenza, vedere che se non ci fossero persone che dedicano la loro vita a loro, non sopravvivrebbero.
Mentre ero lì che li guardavo, ho capito quanto sono stato fortunato, la mia vita è stata stupenda ed ora le cose di cui mi sono sempre lamentato mi paiono banali e senza senso; penso che la sofferenza più grande che tutti noi abbiamo provato, è stato nel vedere che erano tutti dei bambini: se io ripenso alla mia infanzia, vedo un bambino felice che gioca in casa sua, in mezzo ad una montagna di giocattoli, contento delle coccole che gli fanno mamma e papà; questo pomeriggio ho visto dei bambini, che se anche sono totalmente dipendenti da noi (e purtroppo anche da delle macchine, chi per mangiare, chi per respirare), però nonostante tutti i loro problemi sono felici, ridono in una maniera troppo contagiosa, si affidano interamente alle persone che si prendono cura di loro, esattamente come io facevo da piccolo con i miei genitori, perché che cos’è un genitore se non una persona che ti ama, tiene a te nonostante tutto, che vuole vederti felice, che ti coccola.
Vederli ridere, muoversi mentre noi eravamo lì a cantare per loro, per noi è stata solo una giornata, mentre per loro è tutta la vita, ed ecco che la tristezza torna a farsi sentire
Di sicuro questa esperienza me la ricorderò sempre, vedere come anche solo una carezza per loro vuol dire tutto.
2- io invece ero ben consapevole di cosa avrei affrontato partecipando a questa giornata e sono stata molto orgogliosa dei ragazzi x' se avessi fatto io un'esperienza simile a 16 anni sicuramente sarei scoppiata in lacrime. Invece non sò se è x il lavoro che faccio o x l'età mi sono subito trovata bene grazie anche a quella coppia che cura Edoardo (che lei lavora li) che mi ha subito accolta e ci siamo fatte un sacco di domande...la parole di Michele non potevano essere + chiare e giuste...e anche io dentro di me ieri mi sono chiesta "cosa faremmo io e Ale se un domani avessimo un bimbo con questi problemi?"...sarebbe molto difficile x' difficile è vivere, sopratutto queste situazioni.Vedo ogni giorno bimbi con difficoltà enormi(sia fisiche che familiari) in particolare il mio a scuola ma non cosi gravi!ed è ancora + difficile che 2 giovani sposini si svegliano dai loro sogni x' i loro progetti x un caso o un altro sono cambiati in modo drastico....ho osservato molto bene i genitori di Chiara e ho letto un filo di tristezza nei loro occhi...assente invece negli occhi dei volontari....è molto difficile essere genitori già con bimbi normali( e credetemi ce ne sono tanti che non riescono neanche a prendersene cura o anche solo di dirgli una parola o un gesto di affetto) figuriamoci con problemi!oggi tornando a scuola e vedendo il mio piccolo, dopo la giornata di ieri, mi è sembrato + fortunato nonostante i suoi problemi che però mi sono sembrati molto + "leggeri"(non mi viene il termine spero cmq di aver dato l'idea).
dobbiamo imparare tutti da loro, come anche solo un sorriso o una carezza può cambiare la vita di una persona...
ringrazio voi e loro x questa bellissima esperienza....
ciao!!!
ps.il don non si è spiegato x la canzone napoletana!quindi la colpa della mia figuarccia è anche sua!vero?
3 - Sicuramente non è facile decidere di passare una domenica alla Piccola casa di don Orione, non è facile decidere di spendere il proprio tempo per altre persone, ma noi lo abbiamo fatto! E per questa volta, non abbiamo sprecato la nostra possibilità di fare del bene a qualcuno.
Parlo dal mio punto di vista... sapevo cosa avrei trovato varcando la soglia del Piccolo Cottolengo... lo sapevo, ma non ne ero consapevole fino in fondo; e non ero nemmeno sicura di me, di come avrei reagito di fronte alla sofferenza che stavo per incontrare, fatta a forma di bambino...
è stato però un susseguirsi di emozioni, sempre più positive; l’approccio è stato alquanto imbarazzante, devo ammetterlo, mi sembrava di essere una specie di "turista"... ferma lì a guardare questi bambini, mentre suor Chiara diceva un nome dopo l’altro. Poi... al primo contatto con Pio, ho sentito l’insicurezza andarsene, e il cuore riempirsi di tenerezza, guardando tutti quei bimbi che non si può non amare a prima vista... Poi c’era fabietto, soprannominato "il terrorista", e c’erano i sorrisi e le risate contagiose di Alice... e tanti altri di cui purtroppo non mi ricordi i nomi...
Tante cose mi hanno colpita del contatto con questa realtà... potrei riprendere qualcosa dalla testimonianza di Michele, un volontario...
Una riguarda le aspettative di vita di questi bambini.
Ma lo sapete che per com’è fatto il calabrone, con la sua apertura alare, con la sua costituzione, scientificamente non potrebbe volare!? Eppure vola! E così anche scientificamente le aspettative di vita di questi bimbi sono di poche settimane, a volte... ma loro non lo sanno... nessuno glielo ha mai detto... così se ne fregano della scienza e... continuano a vivere! Dario, ad esempio, ha 14 anni, gabriele 16. Non sono dei miracoli viventi, dunque!?
Facendo il giro della casa, siamo capitati nella cameretta di Giulia, e con lei c’erano anche i suoi genitori. Devo essere sincera: guardandoli mi è subito passato per la testa un giudizio... sembravano guardare la bambina con compassione, come si guarda un povero animaletto... e non ho avuto una bella impressione... Poi, ho capito... Michele ha ragione! La differenza sta tutta nello scegliere! Io scelgo di voler bene a Jessica per quello che è, perché è lei. Un genitore non sceglie il suo bambino... lo aspetta per nove mesi e poi è come "costretto" (non mi piace come termine, ma non me ne viene un altro!) ad accettare una cosa che non ha scelto, ma che è capitata... è ovvio che poi una mamma ama il suo bambino, indipendentemente da come sia, ma non è così scontato per tutti... e soprattutto non suona più come una scelta, ma come una "forzatura" di bene... Non so se mi sono spiegata... Michele ha reso molto bene l’idea, parlando!
Tante altre sensazioni belle e positive mi porto via da questa giornata, già vedervi lì, ragazzi, ad accarezzare quei bambini, a portarli a fare un giretto per il corridoio, o a cantare per loro "Jack va in cucina con Tina"... è stata una grande emozione, credetemi!
Grazie a tutti... e spero che ci sia in tutti voi la voglia di tornare!
..."Non si vede bene che con il cuore"...